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Kush mund te me ndihmoje me origjinalin.

Posted: Wed Feb 08, 2012 11:46 pm
by Orakulli
Ne blogun e Elton Varfi dikush, nje anonim shkruajti postin e meposhtem:
AnonimoJan 28, 2012 02:04 PM
Iscrizione Messapica:
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klohi zis thotoria marta pido vastei basta
veinan aran in daranthoa vasti staboos
xohedonas daxtassi vaanetos inthi trigonoxo
a staboos xohetthihi dazimaihi beiliihi
inthi rexxorixoa kazareihi xohetthihi toeihithi
dazohonnihi inthi vastima
daxtas kratheheihi inthi ardannoa poxxonnihi a
imarnaihi.

Cosa potrebbe significare, confrontandola con l'Albanese?
Pergjigjet e mia ishin dy:

E para:
Kloh i zis thot o ria mar ta pi do vas te i bas ta veina n aran in dara n thoa vas tis ta boos xohe dona s daxt a ssi vaanet o sinth i tri gono xo ast a boos xohet t hih i dazi ma i hi bei lii hiinth i re xxori xo a ka za re i hi xohet thihi to e i hithi dazo honni hinth i vas tima daxt as krath e he i hiinth i ardan noa po xxonn i hia i mar na ihi.
E dyta:
Words legth:
5-3-6-5-4-5-4-5-4-2-9-4-7-9-8-8-5-9-1-7-10-9-8-5-10-9-10-9-11-5-7-6-11-5-8-10-1-9.
The average length of a word=6.65 letters, higher than English.
It is a modern language. The primitive languages had a simple structure, probably around two letters, or syllabic one, and probably every syllable had a meaning.
Syllables:
2-1-4(3+1)-2-2-3(2+1)-2-3(1+1+1)-2-1-4(3+1)-2-3-4-3-4(3+1)-2-4-1-3-4-5(4+1)-4-2-5(4+1)-5(4+1)-4-4-5-2-3-2-5(4+1)-2-4(3+1)-4-1-5(4+1):
116/38=3.05 syllables
That kind of the language also should have more than 100000 words, which is not possible for Messapica language. Modern Albanian seems to be older than that.
Anyway: When you will be thirsty(when your mouth will be dried) take to drink this vase full with vine made(given) from my "ara" and when vases will be empty I will make a new one from my ...
Di ndokush reth ketij mbishkrimi mesapik dhe nese dikush e ka, a ka mundesi te ma dergoj me e-mail?

Re: Kush mund te me ndihmoje me origjinalin.

Posted: Thu Feb 09, 2012 12:55 am
by Zeus10
Ky mbishkrim eshte :

Corpus Inscriptionum Messapicarum 149 ne Vaste
  Vaste E’ uno dei centri del Salento per i quali la ricerca archeologica abbia fornito una serie di indicazioni circa la topografia del sito nelle sue varie fasi di sviluppo.
Estesi scavi hanno permesso di rilevare tracce consistenti dell’abitato messapico (VIII-VII sec. a.C.): tali testimonianze sono concentrate nella parte centrale e più alta dell’abitato in corrispondenza dell’attuale piazza Dante. È stato possibile riconoscere l’impianto di capanne a pianta ovale con muretto perimetrale di pietre a secco, diversi focolari e scarichi di ceramica iapigia associate a materiali greci d’importazione.
L’abitato messapico di IV-III sec. a .C. sembra si possa riconoscere in strutture a blocchi squadrati e fondazioni di edifici a pianta rettangolare costituiti da più ambienti, disposti intorno ad un cortile. I vani avevano probabilmente pavimenti in tufina pressata, alzato in piccole pietre a secco e copertura in tegole.
Sono state portate alla luce anche fortificazioni in calcare locale, costituite da due cortine di grosse pietre collegate tra loro da un riempimento interno di tegole, pietre e terra; la parte esterna era rivestita da un muro a blocchi squadrati.
All’inizio del III secolo la cinta muraria, almeno in alcuni punti, fu rinforzata addossando un muro, largo circa 3 metri, a grandi blocchi squadrati.
La necropoli ellenistica si sviluppa nell’area periferica dell’antico abitato. All’interno, invece, era situato l’ipogeo delle Cariatidi in pietra leccese , datato alla seconda metà del IV sec. a .C., a pianta rettangolare, con gradinata di accesso e vestibolo comunicante con due camere funerarie.
Degna di nota è la necropoli probabilmente utilizzata da un gruppo gentilizio, con tombe rinvenute all’interno di controfosse scavate nel banco roccioso. Si notano i sarcofagi tagliati in blocchi monolitici di pietra leccese, che sono prova di un notevole livello di capacità tecnica. E’ databile al IV sec. a.C.; la qualità e la tipologia degli oggetti di corredo allude chiaramente al rango sociale del defunto e al ruolo all’interno del gruppo familiare.
Nelle tombe maschili risalta la presenza del cratere e degli oggetti con caratteristiche simili a quelli greci; nelle tombe femminili, caratterizzate da tipologia meno "prestigiose" di oggetti, ricorre costantemente il tipico vaso indigeno, la TROZZELLA.  
por nje tjeter me duket akoma me interesant:

klauhi Zis Dekias Artahias Thautouri andirahho daus apistathi vinaihi

ku une dalloj fjalet klau=qau, zis= i zisë, dekia=vdekja, thau=thau, turi=tëri, daus=dhash. Mund te jete dhe koincidence.