"Moreover, you scorned our people, and compared the Albanese to sheep, and according to your custom think of us with insults. Nor have you shown yourself to have any knowledge of my race. Our elders were Epirotes, where this Pirro came from, whose force could scarcely support the Romans. This Pirro, who Taranto and many other places of Italy held back with armies. I do not have to speak for the Epiroti. They are very much stronger men than your Tarantini, a species of wet men who are born only to fish. If you want to say that Albania is part of Macedonia I would concede that a lot more of our ancestors were nobles who went as far as India under Alexander the Great and defeated all those peoples with incredible difficulty. From those men come these who you called sheep. But the nature of things is not changed. Why do your men run away in the faces of sheep?"
Letter from Skanderbeg to the Prince of Taranto ▬ Skanderbeg, October 31 1460

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Adriana
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#1

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SOS vacanze: i rimedi naturali contro le scottature
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Amate stare tanto sotto i raggi del sole? O forse avete solo voglia di dare un tocco di colore a quel colorito “biancastro” che da mesi, ormai, vi contraddistingue?
Attenzione però, perché se non siete abituati ad alcuna esposizione solare, iniziare improvvisamente proprio nel mese di luglio potrebbe procurare diversi problemi, tra cui le poco amate e a volte pericolose scottature solari.
Se la scottatura è lieve e non necessita di intervento medico, si può optare per i rimedi alternativi anche se, ricordiamo, "naturale" non è sinonimo di sicurezza totale quindi, se possibile, prima di adoperare qualsiasi "intruglio" rivolgetevi sempre prima a una persona esperta o al medico.
Nel frattempo, ecco un elenco di possibili rimedi per alleviare bruciore e rossore prima di una nuova esposizione al sole. La prossima volta, però, fate più attenzione e adoperate creme protettive!

Lavanda officinale:già il chimico francese Renè Gattefossè cominciò a fare i primi esperimenti sull’essenza di lavanda ottenendo ottimi risultati anche in caso di ustioni per le quali notò che la lavanda svolge anche un'ottima azione antisettica e cicatrizzante. Contro le scottature si può adoperare anche un semplice infuso, non troppo caldo ovviamente, per evitare un’altra ustione.

Aloe Vera: è forse uno di rimedi più conosciuti contro le ustioni. Riduce infiammazione, arrossamento e dolore. Le ricerche effettuate sull’aloe vera sono moltissime. Tra cui quella del 1995 in cui è stata usata per curare le vittime dell’attentato di Oklahoma City. Le cure sono state eseguite dal medico T. Moore che aveva già trattato oltre 4.000 casi di ustionati nel mondo.

Miele: forse è un rimedio un po’ "appiccicoso" però sembra funzionare perfettamente nel caso non abbiate a disposizione nient’altro di più pratico. Secondo delle ricerche svolte dal Clinical Trials Research Unit della University of Auckland, in Nuova Zelanda, il miele dà sollievo, svolge azione antibatterica e, nel caso di ustioni vere e proprie, aiuta a rimuovere il corpo morto dei tessuti per una rigenerazione più veloce degli stessi.

Amamelide: esplica un'azione lenitiva e preventiva delle infiammazioni. È stata inserita nella Farmacopea Ufficiale nel 1862, negli Stati Uniti, tra i rimedi antinfiammatori. Le virtù della pianta furono scoperte dal dottor Oneida, un medico indiano che la fece conoscere al dottor Pond, il quale, dopo aver effettuato alcune ricerche, la commercializzò come cura per ustioni ed emorroidi.

Parietaria: possiede ottime virtù antinfiammatorie. Contro scottature e ustioni si adopera l’unguento o la crema.

Olio di semi di baobab: possiede eccellenti virtù antiinfiammatorie, lenitive e rigeneranti cutanei. È anche un ottimo doposole.

Tutti questi rimedi si possono trovare in farmacia con settore erboristico e in erboristeria.
(Luigi Mondo & Stefania Del Principe)
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Re: Benessere

#2

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I prodotti alimentari trasformati possono causare Alzheimer, Parkinson e diabete



I livelli di nitrati nei cibi conservati, alla base di malattie degenerative. Lo studio
I ricercatori americani mettono in guardia dai prodotti trasformati e conservati contenenti nitrati, e dall'uso dei fertilizzanti che provocherebbero diverse patologie tra cui l'Alzheimer, il diabete e il Parkinson.
Il preoccupante aumento dei livelli di nitrati negli alimenti e nell'ambiente sarebbe collegato a un aumento dei decessi per diversi tipi di malattie, in particolare quelle legate all'età.

Il team di ricercatori, coordinati dalla dr.ssa Suzanne de la Monte del Rhode Island Hospital (RIH) e della Brown University (Usa), ha scoperto forti legami tra l'aumento di nitrati, nitriti e nitrosammine nell'ambiente e la mortalità per le malattie degenerative. Tutti questi elementi tossici verrebbero assorbiti dall'organismo per mezzo degli alimenti trasformati e conservati, ma anche per mezzo dell'uso di fertilizzanti chimici che vanno ad inquinare le acque e l'ambiente.

La dr.ssa Monte ha commentato questi dati dicendo che la nostra è una generazione "nitrosamminica", cioè siamo passati a una pericolosa dieta ricca di ammine e nitrati, i quali portano a un aumento di nitrosammina. Questi componenti chimici sono stati riconosciuti dannosi per la salute di uomini e animali e più del 90% di essi è risultato essere cancerogeno.
La presenza di questi è stata rilevata in molti prodotti alimentari come insaccati, formaggi, birra, acqua ecc. ma l'esposizione ai nitrati avviene anche per mezzo di antiparassitari, così come attraverso la produzione di cosmetici.
L'elevata esposizione alla nitrosammina provoca dei danni genetici e al Dna stesso.

Lo studio è stato pubblicato sul "Journal of Alzheimer's Disease".
(lm&sdp)
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Re: Benessere

#3

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Sulla via della longevità anche le «noci macadamia


Contengono acido palmitoleico dal quale dipenderebbe la sensibilità all'insulina di fegato e muscoli
La via della longevità, ovvero la capacità di raggiungere età molto avanzate in buona salute, è in parte determinata geneticamente, in parte da fattori ambientali: fra questi la dieta riveste un ruolo prioritario. Ultimamente i ricercatori si sono concentrati nello studio delle noci macadamia, originarie dell’Australia. Scoperte oltre 500 anni fa dagli aborigeni, questi frutti contengono infatti un’alta percentuale di acido palmitoleico. A sintetizzarne le virtù, è stato il genetista Annibale Puca, che studia i meccanismi molecolari dell’invecchiamento all’Istituto scientifico MultiMedica.

«Il profilo lipidico - ha spiegato Puca - riflette oltre al patrimonio genetico ereditato dai progenitori, anche i cibi che consumiamo tutti i giorni, in grado di modificare la struttura delle cellule». Ma che cosa differenzia la popolazione generale dal piccolo numero di individui destinati a vivere molto a lungo? «Innanzitutto il profilo lipidico della membrana eritrocitaria», quella dei globuli rossi, «che nei centenari è caratterizzato da alti livelli di acido palmitoleico, bassi livelli di acido arachidonico e linoleico (acidi grassi polinsaturi proinfiammatori) e paradossalmente alti livelli di acidi grassi trans, prodotti dall’organismo in risposta ai radicali liberi, indicando che per essere longevi è necessario uno stress moderato», dice Puca. Che per i suoi studi dispone di una banca dati enorme, la più completa a livello mondiale, composta da oltre 2 mila campioni di Dna di centenari di tutto il mondo.

«L’acido palmitoleico - continua Annibale Puca - è un acido grasso monoinsaturo dal quale dipenderebbe la sensibilità all’insulina di fegato e muscoli. Recenti studi su modelli animali hanno evidenziato la sua capacità di influenzare la sensibilità del recettore dell’insulina e la longevità attraverso la modulazione del gene FOXO3A, di cui è stata recentemente evidenziata l’importanza».

Per quanto riguarda l’uomo, proprio un recente studio coordinato da Puca e pubblicato su «Rejuvenation Research» ha dimostrato come i figli di longevi mostrano un livello molto alto di palmitoleico a livello della membrana cellulare.

La quantità di palmitoleico è controllata a livello cellulare da un enzima, ELOVL6, codificato da un gene che risiede nel cromosoma 4q25 dove in precedenza era stata identificata una regione genomica che influenza la longevità nell’uomo. L’acido palmitoleico, però, è scarsamente presente nella dieta mediterranea: è contenuto nell’olio di oliva, ma in percentuale abbastanza bassa, compresa tra lo 0,3% e il 3,5%. Gli esperti consigliano quindi di aumentarne i livelli nella dieta, introducendo il consumo di noci macadamia che ne sono ricche.

«Ma anche l’assunzione di altre categorie di acidi grassi è importante - avverte Puca - poiché le quantità sono finemente regolate per essere in costante equilibrio tra di loro».
Presto la ricerca permetterà - con «l’analisi personalizzata degli acidi grassi di membrana attraverso il profilo lipidico (Fat Profile) - di modulare la dieta in maniera da ripristinarne i valori ottimali, sia nelle persone in buona salute che in soggetti con malattia, nel tentativo di ridurne la sintomatologia. Nel caso della fibrillazione atriale, ad esempio, riscontriamo un livello molto basso di palmitoleico e molto alto di acidi grassi polinsaturi. E sarà interessante vedere l’impatto della dieta con macadamia sul decorso di questa malattia».


Grazie
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Re: Benessere

#4

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Succo di barbabietola per una sferzata di energia


Fino al 16% in più di resistenza alla fatica. Lo studio


Altro che beveroni superstimolanti pieni di additivi, sostanze chimiche e altri intrugli vari, esiste un modo tutto naturale per aumentare le performance e la resistenza alla fatica. È il succo di barbabietola.
Secondo ricercatori del Regno Unito, con il succo di questo ortaggio si può aumentare il tempo dedicato agli esercizi fino al 16% in più. È chiaro che, anche se potenzialmente gli interessati maggiori a questa possibilità sono coloro che praticano fitness o sport, anche chi soffre di scarsa energia o si affatica facilmente può trarre benefici dall'assunzione di succo di barbabietola.

Il prof. Andy Jones dell'University of Exeter si è detto stupito dei risultati ottenuti da questo studio che dimostra come i cibi ricchi di nitrato possano aumentare la resistenza fisica.
Il contenuto di nitrati del succo agiscono sull'assorbimento dell'ossigeno, e fino ad oggi non è stato possibile produrlo con nessun altro mezzo, neanche con l'esercizio fisico controllato o moderato, sottolinea Jones.
Questo studio è il primo a dimostrare questo, e quanto scoperto potrebbe essere un valido aiuto non solo per gli sportivi, ma anche per le persone anziane o malate con problemi respiratori, malattie metaboliche o cardiovascolari.

Lo studio è stato condotto su 8 uomini di età compresa tra i 19 e i 38 anni ed è stato suddiviso in due fasi. Una prima fase prevedeva che i partecipanti assumessero un placebo a base di succo di ribes per 6 giorni. Al termine del periodo di assunzione, i partecipanti sono stati sottoposti a test fisici che comprendevano l'uso di una cyclette. Nella seconda fase, agli stessi partecipanti è stato fatto assumere giornalmente 500 ml di succo di barbabietola per 6 giorni. Dopodiché sono stati sottoposti agli stessi test fisici.
Dai risultati misurati è emerso che in media la durata dell'esercizio fisico, dopo aver assunto il succo di barbabietola, aumentava in media di 92 secondi che, tradotto in distanza equivale a circa una riduzione del 2% del tempo necessario per coprire una certa distanza.
In più, le persone che avevano assunto il succo di barbabietola mostravano una riduzione della pressione sanguigna.
(lm&sdp)

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista "Applied Physiology" - doi:10.1152/japplphysiol.00722.2009 – "Dietary nitrate supplementation reduces the O2 cost of low-intensity exercise and enhances tolerance to high-intensity exercise in humans".
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Re: Benessere

#5

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Acqua e «grassi buoni»: gli anti-rughe naturali


E la ricerca apre la strada alla produzione di più efficaci farmaci e creme anti-invecchiamento


Iniezioni di acido ialuronico, botulino, ma anche dieta per contrastare le rughe: mangiare salmone, ricco dei preziosi acidi grassi Omega 3 «a lunga catena» e delle vitamine D, E e del gruppo B, unito a verdura e frutta, non soltanto aiuta a stare meglio d’estate, ma anche a combattere la secchezza e l’invecchiamento cutaneo precoce. Altra regola da non dimenticare, quella di bere molta acqua.
Ma quanto preoccupano le rughe? Molto, a guardare quanto si spende in Italia per prodotti cosmetici e interventi plastici ed estetici. E’ certo, inoltre, che la via della prevenzione passerà in futuro sempre di più attraverso il Dna.

Buone speranze arrivano dal gruppo di scienziati che ha di recente identificato 1.500 geni responsabili dei tanto odiati segni d’invecchiamento. La scoperta potrà aprire la strada alla produzione di nuovi, e più efficaci, farmaci o creme. Il team di ricercatori al lavoro per individuare le cause genetiche dell’invecchiamento, riferisce il Daily Mail, appartiene al gigante della cosmetica Procter & Gamble, coinvolta nel progetto «Genoma umano». «Grazie a tale progetto - dice lo scienziato Jay Tiesman - abbiamo potuto analizzare i cambiamenti genetici che si verificano sulla nostra pelle».

Secondo Tiesman, la pelle invecchia in otto modi diversi, ciascuno dei quali è controllato da un proprio gruppo di geni. I ricercatori credono che tra i 1.500 geni responsabili delle rughe, 700 siano legati all’idratazione della pelle, che con il tempo diventano meno attivi e determinano la formazione delle rughe. Altri geni-chiave, secondo il quotidiano, sono i 40 coinvolti nel «crollo» del collagene, proteina del tessuto connettivo, e i 400 legati all’infiammazione della pelle, oltre a quelli che influenzano la reazione della pelle alla luce solare. Per gli studiosi importante è anche la risposta della pelle ai radicali liberi.

Individuando il Dna coinvolto nell’invecchiamento della pelle, i ricercatori sperano così di poter creare nuovi farmaci o creme che possono stimolare alcuni geni, e sopprimerne altri, per restaurare look giovanili. Secondo il professor Anthea Tinker, studioso degli aspetti sociali dell’invecchiamento presso il King’s College di Londra, «le persone di una certa età sono interessate all’estetica quasi come i giovani e rappresentano un mercato importante e in crescita».

Se si invecchia bene come Cliff Richard o male come Keith Richards, osserva il quotidiano, «dipende comunque in parte dai nostri geni, ma in parte anche dal nostro stile di vita». In particolare il quotidiano ricorda che le principali cause dell’invecchiamento della pelle sono l’esposizione al sole e il fumo.
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Re: Benessere

#6

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Per sorridere… basta la parola




Anche solo leggendo parole che evocano emozioni si attivano i muscoli facciali e si sorride inconsapevolmente. Lo studio


"Basta la parola", recitava un noto slogan pubblicitario di parecchi anni fa (anche se si trattava di tutt'altro genere di argomenti…). Oggi, un team di scienziati dell'Università di Amsterdam e dell'Università di Utrecht rivelano che basta leggere una parola su un libro, un giornale per evocare un'emozione e il conseguente riflesso fisico. Così, ci ritroviamo a sorridere o, al contrario, ad accigliarci inconsapevolmente anche solo leggendo di un'emozione.

Per affermare questo, i ricercatori Francesco Foroni e Gun R. Semin hanno sottoposto a un test di lettura un gruppo di studenti a cui è stata fatta leggere una serie di parole e verbi "emozionali" come ad esempio "sorridere", "piangere" e aggettivi quali "divertente", "frustrante" che apparivano in sequenza su di un monitor. Contemporaneamente veniva misurata l'attività dei muscoli responsabili del sorriso e, viceversa, di quello che provocano il corrugare della fronte o gli aggrottamenti.

I risultati ottenuti, mostrano inequivocabilmente che la lettura dei verbi ha attivato i muscoli corrispondenti. Per esempio, il verbo "ridere" ha attivato i muscoli responsabili del sorriso, mentre ha lasciato inattivi quelli che fanno accigliare.
La lettura degli aggettivi, invece, ha fatto registrare una attivazione muscolare nettamente inferiore rispetto a quella provocata dai verbi.
Insomma, i verbi "emozionali" sono in grado di attivare le espressioni facciali corrispondenti a una determinata emozione.
I ricercatori concludono dicendo che «la lingua non è solo simbolica, ma anche somatica e che queste esperienze costituiscono un importante ponte tra la ricerca neurobiologica sulla base del linguaggio e della ricerca sui comportamenti».
Lo studio è stato pubblicato su "Psychological Science" rivista della Association for Psychological Science.
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Re: Benessere

#7

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Il "nuovo" colesterolo è ancora più pericoloso
Una variante detta ossicolesterolo, ancora più pericolosa per il cuore


L'allarme arriva dai ricercatori cinesi dell'Università di Hong Kong, coordinati dal dr. Zhen-Yu Chen, che hanno scoperto una variante del colesterolo "cattivo" che può essere ancora più cattiva.
Il nuovo nemico delle arterie è il risultato di una combinazione tra grassi e ossigeno.
È un tipo di colesterolo ossidato che, aumentando i livelli generali, promuove l'indurimento delle arterie.

Lo studio, condotto su modelli animali, ha messo im evidenza come un'alimentazione ricca di questi grassi ossidati abbia promosso un aumento del 22% dei livelli di colesterolo. I topi alimentati in questo modo hanno anche mostrato di aver arterie maggiormente e pericolosamente ostruite.
Come sempre, sotto i riflettori si pone la dieta alimentare e l''abitudine di riscaldare gli alimenti a base di grassi come gli oli di frittura e altri ingredienti utilizzati in maggioranza nelle catene di fast-food e ristoranti.
Commentando i risultati, i ricercatori suggeriscono come sia importante seguire una dieta corretta, favorendo i cibi antiossidanti come frutta e verdura, cereali integrali, legumi e noci.
Lo studio è stato presentato durante il 238° Congresso della Società americana di Chimica attualmente in corso a Washington
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Re: Benessere

#8

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Vivere a lungo? Sì, ma in buona salute




Un conto è vivere a lungo. Un altro è vivere a lungo in buona salute. E’ qui che l’antiaging acquista senso. Due nuovi studi, che si sommano ad altri recenti, aprono nuove prospettive. Nel primo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Plos-One, i ricercatori dell’Università del Missouri hanno individuato un cosiddetto «gene della longevità» in grado di aumentare il livello delle performance durante l’esercizio fisico: hanno infatti verificato che la terapia genica utilizzando il gene MCAT ha determinato nei topolini di laboratorio un aumento dell’energia e del livello delle performance fisiche. E la notizia che fa ben sperare è che, affermano gli scienziati, tale tecnica potrebbe essere in futuro applicata all’uomo.

«L’invecchiamento - rileva uno dei coordinatori dello studio, l’immunologo Dongsheng Duan - è una delle maggiori sfide per la società moderna, e una questione chiave è proprio la perdita di energia ed attività negli anziani. L’obiettivo è prolungare le condizioni ottimali di salute di un individuo». Il miglioramento delle performance fisiche, spiegano i ricercatori, è proprio attribuibile a MCAT, dimostratosi capace di rimuovere dalle cellule sostanze tossiche come i radicali liberi.
«I nostri risultati - spiegano i ricercatori - suggeriscono che una terapia genica simile potrà in futuro migliorare la qualità di vita degli anziani, con implicazioni importanti per la lotta a varie patologie come cardiopatie, diabete e malattie neurodegenerative, tutte caratterizzate da un’alta percentuale di radicali liberi tossici nelle cellule».

Ma di geni anti-età se ne conoscono già vari, e i ricercatori ne stanno studiando potenzialità ed applicazioni. È il caso del gene «Klotho», scoperto in Giappone nel 1997: la sua funzione anti-invecchiamento è nota, ma ora gli scienziati dell’Università dell’Oklahoma, in uno studio pubblicato nell’ultimo numero della rivista Hypertension, hanno scoperto che aumentando l’espressione di tale gene in modelli di laboratorio si riesce ad ottenere una diminuzione della pressione arteriosa. La pressione alta, che colpisce soprattutto gli anziani, è uno dei maggiori fattori di rischio per ictus, infarto e patologie renali. Non solo: la terapia genica con il gene Klotho si è dimostrata anche capace di annullare i danni ai reni dovuti proprio all’ipertensione. Anche in questo caso, si punta ad arrivare al più presto ad un’applicazione dei trattamenti sull’uomo.

Insomma, i ricercatori sono fiduciosi. Nel frattempo, vale la pena ricordare quello che sarebbe saggio fare per migliorare la nostra vita in salute. Lo facciamo attraverso le parole della dottoressa Nancy Snyderman, autrice de «Il libro che il tuo medico non ti farebbe mai leggere». «La ricetta ha cinque punti non negoziabili - dice la Snyderman -: non fumare, mangiare cibo sano, fare movimento, respirare in modo profondo, dormire almeno sette ore per notte». Niente di esaltante, certo, ma aggiunge la dottoressa: «Vivete la vostra passione, fate quello che vi piace e i benefici saranno tangibili». Attenzione, però, i cinque punti n-o-n-s-o-n-o-n-e-g-o-z-i-a-b-i-l-i.
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