"Moreover, you scorned our people, and compared the Albanese to sheep, and according to your custom think of us with insults. Nor have you shown yourself to have any knowledge of my race. Our elders were Epirotes, where this Pirro came from, whose force could scarcely support the Romans. This Pirro, who Taranto and many other places of Italy held back with armies. I do not have to speak for the Epiroti. They are very much stronger men than your Tarantini, a species of wet men who are born only to fish. If you want to say that Albania is part of Macedonia I would concede that a lot more of our ancestors were nobles who went as far as India under Alexander the Great and defeated all those peoples with incredible difficulty. From those men come these who you called sheep. But the nature of things is not changed. Why do your men run away in the faces of sheep?"
Letter from Skanderbeg to the Prince of Taranto ▬ Skanderbeg, October 31 1460

Inno al sole "illirico?" dei sardi in "arvareshu"..

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Re: Inno al sole illirico dei sardi in arvareshu..

#16

Post by Arban Blandi » Wed Oct 03, 2012 11:40 pm

Nel libro di Salvatore Mele si riportano centinaia di parole di radice non neolatina del sardo barbaricino che possono essere giustificate solo con la radice illirica del protosardo. La radice illirica era propria di alcune lingue nei Balcani della Grecia arcaica, della Tracia della Dacia e dell'Illiria e in Anatolia della Lidia e della Frigia nel Tirreno era presente tra gli etruschi e tra i nuragici - che secondo certe tesi storiche erano popolazioni immigrate da quest'area egea (popoli del mare). L'ultima lingua parlata che discende da questa estesa antica famiglia linguistica "tirrenica" è l'arbanese (albanese) in tutte le sue varianti e poi il rumeno (e qui alcuni dialetti della Transilvania occidentale) e il sardo barbaricino seppur nella loro forma attuale largamente latinizzata. Nel caso della Barbagia la latinizzazione è opera della Chiesa Latina attiva in Sardegna - infatti prima la chiesa sarda era greca. []
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Nell'Atlante Storico Mondiale De Agostini (Edizione del 1994) a pagina 61 "immigrazioni e invasioni indieuropee" la provenienza degli etruschi e degli shardana (nuragici) appartenenti alla confederazione dei popoli del mare viene fatta originare dall'area egea delle coste anatoliche e balcaniche.

Alcuni esempi di parole illiriche del barbaricino. Si riporta prima la parola albanese poi quella barbaricina e tra parentesi la parola in italiano: lumi - lumina (sponda del fiume), leja - leja (permesso), dore - dola (mano), kekj - kekinu (cattivo), mistri - mistra (calce), barde - bardule (calce), gure - gurdu (di pietra), gat - gatas (fritelle), gush - gussorzu (legacci), grropa - gorropu (fosso), kamba - kamba (gamba), kama - kama (piede), kokor - kukuru (testa), papescues - papascuas (retrovisore), djelle - udulu (ginepro), druri - druri (legno), deti - dadhanu (marino), luga - logarzu (cucchiaio), piru - piru (forchetta), koke - conca (testa), kuke - kuku (rosso), val - ala e mare (onda), anae - nae (nave), pej - pej (di materia p.es. pej kuku), ishil - isiolu (verde), tzakor - tzakorau (scure), kelesh - careta (cuffia), zëri - tzirri (voce), ther - tirrionzu (scannare), shurra - surra (orina), arga - argasile (amanuense), mut - motzoro (caca), kurmi - karena (corpo), male - malesa (monte), hane - tanna (luna), pi-u - piseta (pene), seller - sellere (sedano), ndër - nteri (tra), madh - meda (grande), dras - trastanza (tavola), leper - lepere (coniglio), jagar - jaragu (levriero), flok - frokeddu (ciuffo), flaka - fraka (fiamma), brage - vraga (braghe), mac - macitu (gatto), ruge - ruga (strada), bora - borea (nuvola di neve), gjirja - gjiriai (golfo o ansa), ecc. ecc. Vi sono altre centinaia di termini di origine illirica nel barbaricino parlato a Fonni, Dorgali, Ollolai, Gavoi, Arzana, Oliena, Tertenia ecc. e l'origine si riscontra già nel parlato, almeno quello dei vecchi, che è ben diverso dal sardo letterario poetico e codificato alla logudorese, che è ancor più influenzato dal latino. Il termine Barbagia fu utilizzato dai bizantini per distinguerla dalla Romania. Probabilmente la giustificazione è l'esistenza ancora in epoca bizantina di un discrimine di natura linguistica. L'impressione sui termini barbaricini citati è che si tratti di parole appartenenti alla Grecia predorica che probabilmente comprendeva anche l'Anatolia - come è successo anche dopo con i dorici e fino ai progroms concordati di Venizelos con Kemal Ataturk negli anni venti, che con il Trattato di Losanna resero tutta la Grecia greca e tutta l'Anatolia turca, con appositi scambi reciproci di popolazioni turche e greche, che fino ad allora erano frammiste. La Grecia predorica non parlava il greco moderno, demiotico, ma bensì una lingua più antica, sorella dell'albanese e cioè il detto pelasgico. Sarà una forzatura ma quanto sostengono gli albanesi (tipo l'Aref - vedi, Mathieu Aref, Grèce, 'Mycéniens = Pélasges', ou la solution d'une enigme, 2004), e cioè che la Grecia Arcaica era arbanese, ha un fondo di verità. Occorre ricordare che l'albanese a parere della maggior parte dei linguisti è la lingua europea più antica e quindi paragonabile quasi ad un fossile linguistico. Secondo questi linguisti esisteva una famiglia linguistica molto estesa nel Mediterraneo Orientale che si chiamava tirrenica e che ricomprendeva nel Mediterraneo Orientale anche l'etrusco e lo shardana. Allora non esistevano le autostrade, le autostrade erano rappresentate dal mare e la Sardegna era in mezzo alle rotte che da Oriente portavano a Occidente le popolazioni dette indoeuropee. Di questa antica famiglia linguistica tirrenica oggi resta solo l'albanese. Ma la nebbia della storia anche linguistica potrà essere diratata quando si inquadrerà bene la storia della confederazione dei popoli del mare, della loro lingua e della loro potenza. E in questa confederazione erano ricompresi gli shardana i nuragici che erano di origine detta indoeuropea. E su almeno una cosa non si discute: la loro esistenza è documentata inequivocabilmente con scritti dagli egiziani. Concludendo, l'ipotesi illirica è strettamente connessa all'ipotesi micenea (greco arcaica) e etrusca e a parere dello scrivente è la più probabile. [Salvatore B. Mele]
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Su bestire de argatze a Dorgali era il costume feriale mentre su bestire de randa era il vestito della festa. Parole tipo lum, leje e innumerevoli altre sono parole strettamente albanesi e penso che anche per questo deve essere scritto ancora molto sulla storia della Sardegna. Certo Lei ha avuto una grande e meritoria intuizione che chi è nel territorio come il sottoscritto ha potuto constatare conoscendo già dapprima la lingua della Barbagia. [Salvatore Mele]
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La nota.. non supporta il contenuto della voce, in particolare la lista di toponimi, microtoponimi, fitonimi sardi comparati con quelli albanesi. Entrando in merito al contenuto della lista, sembra la classica ricerca linguistica etimologica per assonanza. Peraltro, sia il sardo lothiu (ma dove è attestato?) che significa "fangoso", e sia l'albanese lloç (anche qui, dove è attestato?) derivano con grandissima probabilità dal latino lutum ("fango"). E per i toponimi Lotzorai, Lothorgo, Loceri, Lotzeri... esistono anche altre ipotesi di derivazione, non solo quella di derivazione latina e affine al significato "di luogo fangoso, acquitrinoso". [Prodebugger].
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Gentile 'Prodebugger' chi si muove per assonanze qui è Lei; un po' di grammatica storica della lingua sarda le avrebbe consigliato che la -u- latina tonica si conserva inalterata nel sardo, si avrebbe quindi da lutum: lutu/ludu, che peraltro c'è. Quando dice: lothiu (dove è attestato?) "lloç (anche qui, dove è attestato?)", Le rispondo: Per favore si prenda un qualsiasi (buon) vocabolario della lingua albanese, e pel sardo vada a Pittau 2000, ma sopratutto prima di stilare giudizi si informi, e quindi legga. Riportare tutte le fonti minute, quando c'è il riferimento al testo che le riporta non le pare cosa sufficiente? [Alberto Areddu].
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Re: Inno al sole illirico dei sardi in arvareshu..

#17

Post by Arban Blandi » Wed Oct 03, 2012 11:41 pm

Scusi perchè mai ha espunto: "Recensione di Emanuele Banfi, in Rivista Italiana di Linguistica e Dialettologia (2009), XI, pp. 211–214"? Le faccio presente che E. Banfi è uno dei massimi balcanisti italiani: Le aggiungo: con quale autorità ha poi creduto giusto espungere tre items: sardo: lothiu ‘fangoso’, topp: Lotzorai, Lothorgo, Loceri, Lotzeri = alb. lloç ‘fanghiglia’; sardo: drob(b)alu ‘intestino dei suini’ = albanese drobolì ‘intestino’; sardo: urtzula ‘clematide’, top. Urtzulei = albanese hurdh ‘edera’. Posso capire che le altre ipotesi la convincano maggiormente ma se deve sottrarre, deve sottrarre a tutte (Pittau e Pallottino, che di paleosardo non ha scritto un piffero, non sono stati toccati), altrimenti Lei sta contravvenendo a criteri di libertà e giustizia. [prof. Alberto Areddu].
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Mah, l'aver inserito da parte di qualcuno, l'ipotesi del Pittau (che parla espressamente e ripetutamente di un "sardiano" dalla città di Sardi in Lidia, e un "presardiano", intendendosi una lingua "mediterranea" ignota, affine alle lingue paleoiberiche) tra quelle del crinale egeo-balcanico, pare non corretto. Egli sì trova correlazioni con toponimi ad esempio cretesi, ma ignora completamente (e ripeto completamente) qualsivoglia testo che parli di Illiristica, Tracologia, ignora gli studi aggionati del Windekens e del Beekes per il pregreco e tutta la corrente dei pelasgisti (persino l'antindoeuropeista Furnée), per non dire di slavo e lingue baltiche. Egli colloca in un'orizzonte, cronologicamente vago, nell'area lidia, un punto d'origine di diversi lessemi paleosardi. Nè gli aspetti lessicali, né quelli morfosintattici, nè quelli storici lo supportano. Aggiungiamo che ignora bellamente le impostazioni moderne al problema della nascita e diffusione dell'indoeuropeo. Egli si limita a confuse correlazioni con l'etrusco (basta leggere le sue "serie" di parole, dove c'è tutto e il contrario di tutto) quando possibile, se no ad accenni a "origini non spiegate" ripresi (spesso non correttamente, se non in modo del tutto sbagliato) dallo Chantraine (un grammatico, e non un vero etimologista) e dal Frisk. Insomma, dacchè siamo in libertà e in giustizia, il Pittau dovrebbe stare a sé stante. Tornerò in seguito sul Pallottino, che figura ahilui ingiustamente in questa voce - il Pallottino, pensa te.. [Alberto Areddu].
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Per quanto riguarda Massimo Pallottino, anche lui era un archeologo non linguista ma evidentemente o si è fatto aiutare da un linguista o ha utilizzato come fonte il lavoro di qualcun'altro. Sia Lilliu che Pallottino rifiuterebbero comunque le teorie di un invasione da Est (Balcani o Egeo) durante o poco prima la nascita della civiltà nuragica. Nei libri di Lilliu cosi come in quelli di Pallottino, o più recentemente di Ugas, non si parla ne di Traci ne di Frigi ne di Lidi ne di altro (e sono tre archeologi di fama). Sulla recisione delle ipotesi bisogna andarci comunque prudenti. P.es. i nuragici conoscevano e apprezzavano l'ambra che è stata ritrovata p.es. in località Ghermanu a Fonni ed è prodotta nel Mar Baltico e veniva portata in Sardegna passando dalla penisola Balcanica. Le uniformi di fattura sumerica di molti bronzetti nuragici ne tradiscono l'origine orientale. Dal punto di vista lunguistico ci si domanda chi ha portato nel parlato centinaia di parole arbanesi in Sardegna centrale, visto che non sono di origine latina, e attraverso quale rotta le popolazioni che utilizzavano queste parole sono pervenute nell'isola. Il più grosso linguista sardo della lingua sarda, il Canonico Spanu, sosteneva che l'origine della lingua sarda prelatina è da ricercare nel mondo ellenico. E' probabile invece che in Sardegna una popolazione alloctona civilizzata e di relativamente eleveta tecnologia, per i tempi, abbia originato la civiltà nuragica sovrapponendosi ad un'originaria popolazione che fu surclassata dal punto di vista culturale e linguistico dai nuovi venuti. Molto più realisticamente vi sono aspetti della storia sarda che ancora non sono stati chiariti dal mondo accademico per la semplice ragione che occorre ancora studiarli. Pertanto le esclusioni a priori paiono perlomeno azzardate. [Salvatore Mele]
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Nessuno ha escluso nulla a priori. Comunque, allo stato attuale non ci sono prove che l'architettura del nuraghe (eccezzion fatta per la tholos) abbia risentito di influenze esterne, si pensa che si sia sviluppata in loco e da qui si sia poi diffusa in Corsica (Torri) e nelle Baleari (Talaiot).
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Nè Pallottino né Lilliu si sono mai pronunciati riguardo l'origine della lingua o lingue prelatine dei Sardegna, appunto perché sono degli archeologi il loro orizzonte è limitato a ciò che vedono: i nuraghi i quali sono manufatti unici, con pochi similari, il similare più affine si trova in Puglia ed è detto pagghiara. Un caso? Non credo. Non bisogna neppure credere che ciò che è linguistico sia anche genetico e archeologico, altrimenti penseremmo che i messicani parlano lo spagnolo da migliaia di anni ed era la loro lingua nativa. La genetica, è vero, sembra parlare in favore di una provenienza occidentale dei protosardi, ma faccio presente che tracce basche uno come Francisco Villar non ne ha trovate in quell'area tra gli idronimi, il che vuol dire che i Baschi (etnicamente europei) hanno ricevuto quel sicuro 17 % di lessico anindoeuropeo, dal contatto con le popolazioni paleoiberiche (che risalgono a popolazioni berbere) mentre nel territorio da loro oggi abitato si parlava ab ovo indoeuropeo. Giusto il riferimento al berbero e alle lingue dette camitiche, Lei ha ripristinato una cosa inesatta: è vero che il Wagner rifacendosi al Michelena spesso cita il basco come punto di riferimento, ma la sua bussola era il berbero, che spesso nel Des viene utilizzato come pietra di paragone per il paleosardo, nelle aggiunte spesso poi si ricrede su quanto detto riguardo le correlazioni basche. Comunque il nostro è un dialogo tra sordi, giacché io so quel che dico, avendo raggiunto un'esperienza sul campo più che ventennale, Lei si affida all' Ipse dixit (a quel che vedo utilizzando fonti secondarie e non linguistiche), e agli ovvi incancrenimenti soggiacenti alla ricerca (non si esce da quel che è dato conoscere, simplicianamente). Non le posso chiedere, ma come mi giustifica eni=enjë, alase= halëz, drobbalu= drobolì (si noti che sono parole che tutta la pubblicistica sarda reputa non-latine)? Non glielo posso chiedere, perché so che l' incancrenimento sul già dato, è mortale. Il lettore poi giudicherà, se ha un qualche senso accostare il cognome Usai (che risale al medievale Gusai) con il basco usi 'bosco'; se il misterioso golostriu debba esser accostato al misterioso basco golosti, senza pensare che in essi vi sia l'indoeuropeo ostri 'spinoso', o se ospile 'grotta ove si tengono gli animali' e basco ozpel 'ombroso' abbiano più valore del riferimento per il primo al greco speleos 'grotta'. Il lettore vaglierà. [Alberto Areddu]


Fonti secondarie chi? Pallottino, Lilliu e Ugas? Non mi sembra. Io non mi affido a nessun 'Ipse dixit', il mio compito non è formulare ipotesi ma è quello di cercare di dare alla voce un minimo di leggibilità e di ordine.. Tra l'altro se proprio devo dire la mia sono più propenso verso la tesi che propugna una pluralità di lingue visto che i "nuragici" (appellativo inventato) non erano un'unico popolo , Ugas ne individua almeno 3 (Iliensi, Balari, Corsi), più una miriade di piccole tribù in alcuni casi legate alle tre maggiori in altri casi indipendenti per cultura e lingua (per es. i Siculensi del Sarrabus forse Siculi) - quindi non escludo neanche che le popolazioni nuragiche dell'Ogliastra fossero illiriche, tutto può essere. P.S. Strutture simili ai nuraghi si trovano anche nelle Baleari e comunque l'architettura del nuraghe pare sia autoctona, le prime traccie risalgono alla cultura di Monte Claro (Monte Baranta-Olmedo).
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Nelle ipotesi citate manca quella sumero-accadica che ho integrato ed è quella teorizzata dallo studioso Sardella che tanti seguaci in Sardegna e per la quale vi sono varie pubblicazioni. [B. Mele] -- Più che un'integrazione pare una adesione non condizionata L’intenso studio, durato anni, ha riservato all’autore straordinarie sorprese, quali la scoperta di antichissime lingue mesopotamiche ritrovate a grande distanza dalla Sardegna, e tutto ciò per una tesi destituita di qualsivoglia fondamento, che riprende cose già dette dallo Spano (già perché non citare lui e il Nurra, e poi l'odierno Dedola?). Che uno scrittore abbia un codazzo di aficionados di per sè non significa che quanto scrive abbia un minimo valore scientifico. Le rammento, a mo' di chiosa, che Tullio Zedda propose relazioni col mondo nordico (e pensi che ebbe il privilegio di esser stroncato sulla Zeitschrift fuur Romanische Philologie: perché non pensare anche a lui?), privilegio che il Sardella non ebbe, palesandosi d'amblée come uno studioso impreparato e ignorante degli sviluppi imposti dalla ricerca di Max Leopold Wagner. Forse molti pensano che aderire a una tesi significa alzarsi una mattina e prendere il primo tram che passa, magari se questo si pensa possa far vendere qualche libro imparaticcio. Bisogna studiare, cari miei. [Alberto Areddu]
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Non è solo questione di enfasi: è questione di dire cose vere o cose false, mi permetta di ritornare sulla supposta correlazione cognome Usai= usi 'bosco' in basco. Le faccio notare che il cognome Usai è l'esito del medievale Gusai (CSMB: Golorki Gusai (II, 76), Iorge Gusai (II: 53). Ora già da questo la relazione cade immediatamente. Ma Le chiedo sulla base di quale criterio oggettivo uno può confrontare un onomastico privo di significanza con un appellativo di un'altra lingua, e reputare ciò scientificamente inseribile su wiki? Solo perché lo disse il Pallottino? E guardi: anche le altre relazioni sono ascientifiche. [Alberto Areddu]
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Già il fatto di citare questi autori direttamente sarebbe un guadagno (un archeologo svisa facilmente nomi e forme). Io le propongo di inserire le ipotesi fatte in due blocchi: quello mediterraneista (Alessio, Terracini, il secondo Wagner, Blasco) e quello indoeuropeista (Pittau, Areddu, Alinei), con le loro interne differeziazioni. Benchè scientificamente inappropriato potrebbe aggiungere un terzo blocco "accadico-sumerico", citando le ricerche fatte perlopiù da studiosi improvvisati, che non citano quasi mai indicando la fonte, e che ricalcano lo Spano e il Semerano (si è letto le critiche alle sue idee su Wiki?). Riguardo al fatto che ci possan esser state più lingue nel mondo paleosardo (il che agevolerebbe le istanze "democristiane" di contemplazione plurilinguistica, in questa sezione) faccio notare, che esistono toponimi prelatini, che ricorrono da Nord al Sud della sardegna (Chilivani/Zeddiane); (Banari/Bannari), e tale realtà rende davvero precaria una non esistenza di un momento unitario nella preistoria del paleosardo (originario o accessorio che sia). []
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Si riporta un articolo comparso nell'Unione Sarda, datato Roma 1 Ottobre 2005, scritto dal Prof Marcello Pili, assertore della tesi balcano-egeica e intitolato Trenta parole greche acheo-micenee in Sardegna: In un recente articolo (20.09.2005) abbiamo visto che i Micenei Nuragici hanno lasciato trenta parole greche o più, a partire da quella con cui chiamavano i Fenici che era Melaneimones ( Facce Nere ) da cui si ricavano le parole Maimoni e Mamuthones che indicano Demonio e Maschera Nera che rappresentano il contrasto della libertà che i Micenei- Sardi- Nuragici avevano con i Fenici. Queste parole sono rimaste nei luoghi come toponimi ad indicare i luoghi dove erano i Fenici: Mamun-tanas (Alghero), Punta Maimoni (Tharros), Punta Mumullonis ( Buggerru), Mamu-tera ( terra , Lanusei - Marina ) ,ed altre erano indicate solo con Tanas : Bolo-tana , Tana-unella ( Budoni ), Is Tanas ( Tortolì ). Con l’arrivo dei Romani il nome dei Fenici è diventato quello di Maori ed abbiamo Monte Maori , Genna Maori , monti sopra Tortolì e Mauru Sauru a Lanusei –Marina (che significa Fiore Mauro o ficodindia ) .Dopo i Romani furono chiamati Mori e abbiamo Mala-mori a Budoni , Perdu ‘e Morus a Tortolì (Pietraia dei Mori ) e Nuraghe Fraga-morus a Sanluri . Poi con gli Spagnoli si chiamavano Moriscos e abbiamo Cala Moresca ( Arbatax ) nell’unica cala che non si vedeva dalle due torri di Arbatax , e abbiamo fugu morisca per indicare il Maurus Saurion che si chiama ficodindia . Ma altri nomi oltre a quello di Arridela ( sardo Arridelu ) abbiamo ad indicare arbusti sacri ,e quello di Arridela era sacro ad Arianna ed Arridela era un altro nome di Arianna del mito di Minosse . Abbiamo il nome di Murdegu ( latino mordicus ) da Marduk dio sumer della vegetazione e del rinnovamento e Murta ( mirto ,sardo sa Murta ) dal dio babilonese Ni-murta , dio araldo degli dei . Ma altri e ancora più importanti nomi greci abbiamo che indicano nomi della Mitologia Greca nei toponimi della Sardegna , e il radicamento di questa mitologia . Questi sono il Monte Id(ol)a (Arzana , dove c’è anche Genna Arridelu ) e Monte Idu ( Teulada ) , per Monte Ida Olimpo dei Cretesi ; Corongiu e Coroddis ( Cagliari e Lanusei ) per Atena Koronidis o Coronata e abbiamo Corosa ( Lanusei ) ; Selène e Monte Nulai per la Dea Lunare ( Monte Lunaris , Lanusei ,e Selène nome della dea Luna); poi ci sono Monte Astili ( Lanusei , Astilo per selvaggio , centauro della Mitologia Greca ), Genna Silàna ( Baunei- Urzullei , per Sileno , satiro della Mitologia ) ,Silanus ( idem ) , Chironi ( cognome , per il Re dei centauri della Mitologia Greca ) . Abbiamo il Re Miceneo Tideo della Mitologia , in Arcu ‘e Tidu ( Burcei ) e Archu ‘e Tithu (Orgosolo ) , e in Tidori , uccello del Re Tideo , e in Tidili , seggia reale del Re Tideo . Così ci sono pure i riferimenti al Re Gadiro ( Re di Atlantide citato da Platone ) in Gadira ( o cadira sardo per seggia reale del Re Gadiro ). Poi abbiamo altri nomi greci di luoghi in Nuraghe S’Ena ‘e Thomes di Dorgali ( Sorgente degli orti , nuragici ), Logomache di Fonni ( Logomachia ? Parlamento Nuragico –Miceneo ) , Laconi per Lacedemoni ( Lacent – mones per Facce Lucenti , come gli Etruschi si chiamavano Lucumoni , Facce di Luce ), Tirso per Forza o Bastone e Plata-mona per Faccia Piatta ( spiaggia di Sassari ) . Per i nomi di cose o animali abbiamo Potamincorras ( Lumache , da Potamin –corras per corna d’acqua , come Meso –potamia sta per in mezzo alle acque ). Nomi greci sono ancora Iskidion per spiedo (sardo Ischidioni ) e Lekhythos per portaprofumi da cui Likittau o Allikidiu . Il nome Nur per città ( da Ur dei Sumeri , come prima grande città , e poi col significato generico di città come in greco Polis o Neapolis ) è distribuito in tutto l’arco della migrazione indoeuropea dal Lago Baikal ( Baiko-nur ) alla Germania (Nuer-burgring ). Per Nuraghe abbiamo Uruk ( altra città Sumera ) , con i nomi di Nuraki e S’Uraki di S. Vero Milis ,e poi col latino Nuragus , ad indicare l’intero villaggio o città , città che poi recentemente hanno preso i nomi di Villa – Grande o Villa-sor al posto di Nur con Villa e per lo stesso significato di città . C’è poi Cuccuru , che è un anagramma di Uruk ( Kuk–ur e Ur–uk ) , che è rimasto nome generico di luogo ( Cuccuru Longu o Piss’e Cuccuru , Lanusei ). Abbiamo altre città con significato simile tra loro con Girasole ( Giru-suli come Geru –salemme o città del Sole o Sole-minis per lo stesso significato e Geru o Giru come Nur di Ur ). Barumini ( da Baru- minois o città del Re e do- Minus come Minosse ). Abbiamo così tutti i riferimenti alla cultura e alla mitologia greco- micenea con accenni di elementi minoici, quali il Monte Ida Olimpo dei Cretesi , Arridela Arianna , e a Minosse per Baru-minois ( o Minoi in greco , Città del Re -Minosse ) , perché i Micenei occuparono Creta e il Regno di Minosse e quindi le culture si fusero ( latino do-Minus da Minosse ) . Abbiamo ancora nomi che riportano alla Mitologia greca con la parola sarda circinai in uso per tagliare in cerchio, da Circino , nome di Dedalo o Talo che è altro suo nome e che i Classici indicano venuto in Sardegna con Iolao e autore delle meravigliose costruzioni che si possono ammirare nell’Isola che vengono chiamate costruzioni dedaliche. Ad esso è attribuita la scoperta del compasso ( Cerchio o Circino , nome dato a Dedalo per questo , da cui circinai in Sardo ) e la conseguente invenzione della sega circolare , che aveva dato un importante contributo per facilitare la costruzione di navi ai Minoici e poi ai Micenei ( anche i Nuraghi sono tutti costruzioni circolari ). I Sardi sono stati sempre all’interno di Stati e Imperi enormi, e i nomi vengono da queste realtà anche lontane, come i manufatti , ma connesse in un unico impero con forti comunicazioni e commerci, sia coi Micenei, che con i Fenici parte dell’impero mesopotamico, e con Alessandro Magno con cui i Sardi Micenei si ritrovarono come Micenei e inviarono una ambasceria a Babilonia che i biografi di Alessandro Magno hanno registrato dal Re di Sardegna. Dopo, con l’Impero Romano un nuovo enorme impero accomunava i Sardi , e i nomi romani della Sardegna come Alghero ( Algarius , luogo di alghe ) si ritrovano in altre parti dell’Impero ( Algeri ) o più lontano con Algecira per Cadice Spagna ( da Alghesarius ) e Al- Jazira , sempre dal latino Alghesarius , per la Mesopotamia o Iraqi, che derivava da Uruk per luogo di pregio, come città. Con i Romani , in Sardegna i nomi delle persone e dei luoghi sono stati dati con la caratteristica della attività personali ( cognomi- professioni per agricoltura , industria e servizi ) o con la caratteristica dei luoghi ( Perdedu , Coccodu , Flumini ,etc ) e ciò anche negli altri luoghi dell’Impero per cui corrispondono, solo che in Sardegna questi nomi derivati dal Latino sono rimasti di più e più organicamente perché l’ Isola è scampata a più pesanti influenze e quindi si presta a dare traccia dei nomi latini anche per le altre lingue perché si conserva l’intero linguaggio e non solo riferimenti che in altre lingue non hanno significato e in Sardo ce l’hanno.
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Re: Inno al sole illirico dei sardi in arvareshu..

#18

Post by Arban Blandi » Wed Oct 03, 2012 11:43 pm

La popolazione dotta locale infatti nell'altomedioevo parlava il greco e il latino volgare, da quest'ultimo, promosso dalla Chiesa latina subentrata alla greca (1054 d.C.), si è originato il sardo moderno, che convisse con un linguaggio parallelo sempre più latinizzato, il protosardo, almeno fino al 1200. Il protosardo era il linguaggio locale sin dall'epoca dei nuraghi ed era più antico del sardo neolatino e secondo la tesi dello studioso Alberto Areddu si sarebbe originato migliaia di anni prima da successive migrazioni pelasgiche dei popoli del mare (shardana) della Tracia, dalla Grecia e dall'odierna Albania (Arban o Arbanìa, nel medioevo). Probabilmente il protosardo fu parlato in ultimo in Barbagia e Ogliastra regioni interne della Sardegna fino al XIII secolo d. C. prima di estinguersi. La lingua protosarda era presistente al latino dei romani, convisse per un millennio con il latino volgare dal quale si originò il sardo moderno. Per capire come fosse questa antica lingua locale si riporta il "Padre Nostro" in lingua protosarda: I Babai Thu Mannu Janu/Babai janu kjie sher (i)nd i tjilli/Ai shiadh shantau a i lumen tu/Ai shiadh vinni i mereu tu/Ai shiadh vajdha a i urdha ta/Hemmo (i)nd i tjilli hemmo (i)nd i troka/Tui thommir a na gjitianu a i beka jana/A na tui (i)ndergje a ià detorà janà/Si na (i)ndergjima (i)nka ià detorià janà/Tui a na mohmos tommir a ià makadhà/Ama tui lirar a nà pej kekinà/Amen Zesu Thu Zus(u). La lingua protosarda, il barbaricino (arvareshja), fu parlato in ultimo nelle attuali Province di Nuoro, di Ogliastra e a Isili, a cavallo dell’anno mille, dai barbaricini della Barbagia (arvaresos de Arvarè) bellicosi alleati dell’Arborea contro gli aragonesi. Sempre tramandato per memoria orale come filastrocca recitata ai bambini si ricorda l’antico modo di contare in protosardo: «uni, 'yn (dyn), teri, canteri, pasha, ind'unu zassu, ind'un’ishtatu, meme eke, nande, deke (uno, due, tre, quattro, cinque, in un sei, in un sette, e otto, nove, dieci)». Oggi il protosardo è un linguaggio sopito parallelo al sardo neolatino usato in Barbagia con tanti modi di dire e antichi termini prevalentemente di radice non neolatina ma illirica, l'unica lingua oggi parlata, di radice detta illirica, è l'albanese (arbanese). In Grecia prima della conquista dorica si parlava una lingua illirica (coeva di Omero). Anche l'etrusco apparteneva alla famiglia indoeuropea illirica, per la precisione la pregressa famiglia linguistica tirrenica oggi estinta alla quale apparteneva anche il protosardo, quest'ultimo parlato anche in Corsica e nelle Baleari. []
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Re: Inno al sole illirico dei sardi in arvareshu..

#19

Post by Arban Blandi » Wed Oct 03, 2012 11:44 pm

Parlare del protosardo come lingua isolata è un apriorismo. E' molto più probabile che il protosardo appartenesse ad una famiglia linguistica europea, che non era quella latina, perchè la Sardegna antica non era una monade ma era pienamente inserita nelle dinamiche commerciali e militari meditterranee. L'unica lingua europea escluso il latino che possiede centinaia e centinaia di parole comuni con il sardo parlato nei paesi barbaricini è l'albanese. Solo che certe parole sardo arcaiche sono state spesso liquidate come gergali. A Isili "S'Arbareshka" il gergo dei ramai era l'ultimo retaggio di protosardo parlato, e non un gergo dei caminanti arrivato da chissà dove, e quindi se fosse stato ancora parlato organicamente il protosardo si sarebbe chiamato arvareshu da Arvarè o Arbarè cioè Barbagia e Arborea. Esisteva una famiglia linguistica detta illirica secondo altri anche tirrenica, che abbacciava la Tracia, parti della costa dell'Anatolia, la Grecia, poi diventata dorica e spietatamente antillirica, l'Illiria, la Sardegna e l'Etruria, queste erano le terre che con molta probabilità racchiudevano la confederazione dei cosidetti popoli del mare tra i quali gli shardana, tra i più avanzati nella tecnologia marinara e metallurgica. Studiando l'albanese sia nella variante settentrionale che nella variante meridionale, e facendo confronti attenti con le centinaia di parole non neolatine presenti nei paesi della Barbagia si potrà vedere come il basco ha molto meno parole in comune con il sardo arcaico parlato nell'area interna rispetto all'albanese. []
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Re: Inno al sole illirico dei sardi in arvareshu..

#20

Post by Arban Blandi » Wed Oct 03, 2012 11:48 pm

L'ipotesi sardo illirica è sostenuta da più di un autore: Areddu A., Mele B., nonchè da alcuni siti indicati nel testo []. Ma la voce più autorevole è quella di Ηρόδοτος che nel Cap. I paragrafo 94 della sua opera principale Ιστορίαι parla dell'emigrazione dei Tirreni, popolo tracio e frigio, quindi di estrazione balcanica e anatolica, in Sardegna - dove diedero origine agli shardana nuragici e in Toscana dove diedero origine agli etruschi - quest'ultima è tra l'altro un ipotesi accettata da quasi tutti gli storici. Non si tratta di un'ipotesi di grande Arbanìa, ma la più probabile origine balcanica e anatolica dei protosardi almeno per gli innumerevoli termini parlati in comune dei barbaricini con gli arbanesi e questo il piccolo testo del'ipotesi sardo illirica riporta dimostrandolo anche solo con una piccolissima parte di termini in comune. [.]. - Riporta il passo dove Erodoto dice quanto tu sostieni. L'archeologia non rileva nessuna migrazione in Sardegna durante il periodo nuragico, quindi o gli Shardana erano i nuragici o altrimenti non c'entravano nulla con la Sardegna. [.].

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Ecco quanto riportato da Erodoto di Alicarnasso nelle Ιστορίαι, Libro I Capitolo 94: "Le usanze dei Lidi sono molto simili a quelle dei Greci, se si eccettua il fatto che prostituiscono le figlie. Per quanto ne sappiamo furono i primi uomini a fare uso di monete d'oro e d'argento coniate e i primi anche a esercitare il commercio al minuto. Secondo i Lidi anche i giochi praticati oggi dai Greci e dai Lidi sarebbero una loro invenzione: sostengono di averli escogitati all'epoca in cui colonizzarono la Tirrenia; ma ecco in proposito la loro versione. Sotto il regno di Atis figlio di Mane si era abbattuta su tutta la Lidia una terribile carestia: per un po' i Lidi avevano resistito, ma poi, visto che la carestia non aveva fine, cercarono di ingannare la fame inventando una serie di espedienti. E appunto allora sarebbero stati ideati i dadi, gli astragali, la palla e tutti gli altri tipi di gioco, tranne i "sassolini"; solo l'invenzione dei "sassolini" non si attribuiscono i Lidi. Ed ecco come fronteggiavano la fame con le loro scoperte: un giorno lo trascorrevano interamente a giocare per non sentire il desiderio di mangiare, il successivo lasciavano perdere i divertimenti e si cibavano. Tirarono avanti con questo sistema di vita per ben diciotto anni. Ma poiché la carestia non terminava e anzi la situazione si faceva sempre più grave, allora il re dei Lidi divise in due parti l'intera popolazione e affidò al sorteggio di decidere quale dovesse restare e quale dovesse emigrare dal paese; alla parte cui sarebbe toccato restare assegnò se stesso come re e a quella che sarebbe partita suo figlio, che si chiamava Tirreno. I Lidi designati dalla sorte a emigrare scesero fino a Smirne, costruirono una flotta e su di essa caricarono quanto possedevano di valore: salparono poi alla ricerca di una terra che procurasse loro i mezzi per vivere; oltrepassarono numerosi paesi finché giunsero fra gli Umbri: qui fondarono delle città e qui abitano a tuttoggi. E cambiarono anche il loro nome assumendo quello del figlio del re, che li aveva guidati: da allora, dal suo nome si chiamarono Tirreni. I Lidi rimasti in patria caddero poi sotto il dominio dei Persiani".

Esiste documentata da una storico riconosciuto una massiccia emigrazione indoeuropea dall'Asia Minore nel Tirreno e cioè nel Centro della penisola italiana e in Sardegna. Questa è l'imigrazione che ha prevalentemente caratterizzato il sardiano o protosardo. Anche i costumi sardi dipendono da quest'area anatolica e balcanica basta vedere i costumi dei frigi che hanno lo stesso copricapo dei sardi e degli antichi illiri e dei lidi che hanno lo stesso gonnellino dei sardi e degli albanesi. Occorre anche ricordarsi l'antico nome di Sofia, capitale della Bulgaria, chiamata Sardica [Salvatore Bovore Mele].
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La chiave di lettura del protosardo è verosimilmente dato dalla famiglia di lingue tirseniche (o tirreniche), derivata dal nome Tyrrhenoi. Si tratta di una classificazione di lingue proposta dal linguista Helmut Rix (1998). Le lingue tirseniche comprenderebbero la lingua etrusca, la retica, insieme alla lemnia, che Rix identificò in stretta relazione avendo evidenziato un certo numero di parole imparentate. In questa famiglia, che è molto probabile sia propriamente di tipo illirica, rientrerebbe anche il protosardo, quello dell'ipotesi balcanicoegeica. Bibl.: Dieter H. Steinbauer, Neues Handbuch des Etruskischen, St. Katharinen 1999; Helmut Rix, Rätisch und Etruskisch, Innsbruck 1998; L.R.Palmer, Mycenaeans and Minoans, Second ed. New York: Alfred A. Knopf. 1965. [S. Mele].
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Re: Inno al sole illirico dei sardi in arvareshu..

#21

Post by Arban Blandi » Wed Oct 03, 2012 11:53 pm

[Salvatore Mele]: Il Mediterraneo Orientale prima della distruzione di Troia perpetuata dagli Achei?...
Gli storici con i loro studi dovrebbero darci delle risposte ad alcuni quesiti, per esempio:


- Che cos'era la confederazione marinara dei popoli del mare riportata dalle fonti storiche egiziane?

- Prima della distruzione di Troia, nel Mediterraneo Orientale, preacheo, o predorico, e prefenicio, qual'era l'organizzazione confederale o statale che dominava i mari e che lingua parlava questa civiltà e a quale famiglia linguistica apparteneva?

- E' possibile che questa famiglia linguistica fosse quella alla quale apparteneva la lingua illirica?

- Quanti secoli è durata questa organizzazione confederale e statale dei popoli e mare?

- E' possibile che la Sardegna nuragica fosse confederata a questa organizzazione?

- E' possibile che la diaspora dei popoli del mare segnalata dagli egiziani, sia stata conseguenza della distruzione di Troia perpetuata dagli achei (dorici o neogreci) e della fuga dei suoi abitanti?

- E' possibile che Troia fosse una sorta di capitale di questa grande confederazione mediterranea dove erano incastonate tribù balcaniche, illiriche e elleniche (tra cui i minoici) e che nei tratti più occidentali comprendeva la Sardegna e l'Etruria?

- E' possibile che la diaspora dei popoli del mare segnalata dagli egiziani fosse diretta anche in Sardegna dove questi popoli del mare avevano un fedele alleato da secoli nel popolo nuragico che garantiva approdi sicuri alla confederazione?

Provate a ipotizzare una risposta storica positiva a queste domande...
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Re: Inno al sole illirico dei sardi in arvareshu..

#22

Post by Arban Blandi » Wed Oct 03, 2012 11:56 pm

La leggenda della fondazione di Oliena tramandata oralmente dagli anziani di questo paese e riportata nel sito, conferma la tesi indoeuropea balcano-egeica. Nella voce Oliena, si afferma "Il paese, sembra essere nato dall'unione di tribù minori, che si sarebbero poi unite ad un preesistente villaggio, più sviluppato rispetto agli altri, e che quindi offriva più sicurezza contro gli invasori, ormai penetrati in Barbagia. Gli antichi antenati di questi popoli, sarebbero stati gli Iliensi, uomini di mare, fuggiti da Troia in fiamme". Infatti l'altro nome di Troia per i latini era "Ilium". E infatti i romani chiamavano i barbaricini ilienses. Sarà una leggenda ma anche la storia della distruzione di Troia per mano degli achei, i dorici (neogreci), sembrava una leggenda omerica.. Secondo leggende locali sempre genti provenienti dall'area egeica avrebbero fondato Osidda e Olbia, genti in fuga arrivati da lontano via mare fino alle montagne della Sardegna, come direbbero certe espressioni degli anziani, "e vrecos", in Barbagia: «Aveddos, pupurros, avuzos, vennios papashcuas po lehja a trupe, shtasios a trashidhu e ishtrussiu po rebedja zizij kekina e vertera frika, pelau pelau, dadhanu dhananu, lumina lumina, ken'ishperu, nter i maleshas 'atesas e Shardinna'». C'è una sola lingua in Europa che ha che fare con queste espressioni tipicamente barbaricine ma non è il basco, è l'albanese (e un pò meno il greco arcaico). [Salvatore B. Mele].
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[Commento sul libro di Alberto Areddu, Origini Albanesi della Civiltà in Sardegna] L'Autore dà per scontata la filiazione dell'albanese dall'illirico. Ma purtroppo così non è. Scarsissimi e di poco aiuto sono le glosse illiriche, tra l'altro tramandateci da altre fonti e non da fonti dirette. E' probabile che gli illiri non conoscessero affatto la scrittura, quindi per ora, e fino a quando non verranno alla luce documenti più consistenti la discendenza dell'albanese dall'illirico per gli studiosi resta una questione sospesa. L'origine oggi più accreditata della lingua albanese sembra essere piuttosto un'origine dell'Europa centrosettentrionale così come proposto da almeno un decennio dal prof. Eric P. Hamp.
...

[Risposta di Alberto Areddu] Non voglio entrare in qualsivoglia polemica col Prof. Gianni, che certo ne sa più di me. Riguardo tuttavia le eventuali origini non illiriche degli albanesi, faccio presente che si eccettua il Hamp (più noto come fonetista che come etimologista o storico della lingua) non mi pare altri abbian sostenuto tale ipotesi, anche perché si deve intendere il termine "illirico" primariamente in senso geografico. Se dunque gli albanesi non originano dall'Albania, quando mai sarebbero stati paracaduti nell'odierna Schiperia? Faccio presente che c'è a suffagare la mia ipotesi, una certa concordanza tra toponimi sardi e toponimi di area messapica, che la vulgata definisce esito di arrivi illirici in età imprecisata. Gli Iliri non scrivevano ma le relazioni del messapico con l'albanese paiono assodate (pensiamo all'esistenza di un comune prefissuale lai-le). Vero è che gli Illiri non scrivendo, di loro poco sappiamo (ma ci son molte glosse che ci aiutano), mentre sappiamo qualcosa di più del trace, e vero è che dagli studi del Katicic si è cercato di distruggere l'immagine di un illirico unitario, ma è altrettanto vero che in questa area adriatica si devono esser aggiunti e sedimentati in epoca protostorica elementi di diversa provenienza (anatolici, eolici, celti e germani), insieme a quelli di ascendenza paleoeuropea (baltoslavi) che costituiscono l'elemento clou originario, che ho chiamato paleoillirico, per spiegare le relazioni, a mio avviso incontrovertibili, col sardo. Alberto Areddu
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Re: Inno al sole illirico dei sardi in arvareshu..

#23

Post by Mallakastrioti » Sat Feb 16, 2013 9:58 pm

Zeus10 wrote:Ne e dime qe Zeus Amon apo Amen Ra ishte perendia egjyptiane e DIELLIT

Pastaj kemi kete shprehje ne arvarisht:

Code: Select all

Amen Zes'i Zus


Kemi tekstet e vjetra ""greke"" ku Zeusi identifikohet me diellin, kemi dhe shkrimet ne hebraisht per Jezusin, ku paraqitja grafike eshte e njejte me ate sipas te ciles """greket""" shkruanin per zotin e tyre Zeus:

Image

Gjate periudhes Bizantine, pati nje lufte te forte perbrenda "eterve te kishes" lidhur imazhit te Krishtit. Kjo lufte behej pikerisht prej nje pjese e cila kerkonte adhurimin dhe vendosjen ne plan te pare te imazhit (Krishtit, Shen Merise apo Apostujve) dhe pjeses tjeter e cila kerkonte mos paraqitjen e imazheve (shih vepren e G. Ostrogorsky "Perandoria Bizantine"). Gjate sundimit te shume perandoreve ne Bizant, pra varej kush sundonte, njera pale mbizoteronte mbi tjetren dhe anasjelltas. Kjo lufte e brendshme vazhdoi per shume vjet. Gjate periudhave qe zoteronte fryma e mos paraqitjes se imazhit te Krishtit, pra kundershtuesit e imazheve, gjithe skulpturat, ikonat apo edhe mozaiket shkaterroheshin dhe ndresjelltas, kur ne fuqi vinte pala tjeter, pra adhuruesit e ikonave ndodhte e kunderta ku krijoheshin vepra te reja dhe merrte perparesi arti ikonografik. Tani, pyetja eshte e thjeshte: Perse nuk donin pala kunder-ikonografise te paraqitej si imazh Krishti? Mos ndoshta protokristianet thjesht merrnin skulptura te zotave pagan dhe i transformonin dhe pikerisht per kete kishin frike qe genjeshtrat heret a vone do dilnin ne drite? Perse kembngulnin vetem qe te ngeleshin disa Ungjilla apo Dhiata (shkrime te dyshimta dhe shume here te diskutueshme, pasi tregojne per ngjarje qe sot as nje femije i vogel nuk i beson)? Si ka mundesi qe skulptura majtas ne kete foto qe po sjell, te cilen e kane pagezuar si "Zeus" dhe e periudhes klasike, te ngjaje kaq teper me figuren e Krishtit' Mos valle vazhdohet me te njejtat genjeshtra dhe skulptura te periudhes Bizantine (te groposura pikerisht prej kundershtareve te ikonave) na parqiten si te vjetra? Ceshte ky "Zeus" qe ngjan teper me "Jezus"?

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Re: Inno al sole illirico dei sardi in arvareshu..

#24

Post by Strokulli » Thu May 02, 2013 6:00 am




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Re: Inno al sole illirico dei sardi in arvareshu..

#25

Post by bardus » Thu May 02, 2013 12:51 pm

Nuk e di kush ka thene qe fjala burre nuk eshte shqip,por e pakta qe ata mund te bejne, eshte te shohin se c`kane thene te tjere para nesh dhe neve sna mbetet gje ne disa raste ,vetem te jemi thjesht evidentues, ose me mire te rendisim ckane thene ata, qe te mos ja fillojme nga zero per cdo fjale shqipe.
Me fjalen burre ,eshte marre edhe Thomopullos, qe para njeqind e ca vjetesh nga te shkruarit Assyrian kuneiform, Burra-Alban ku burre ne Assyrian perkthehet lord 'zot',por sidoqofte kjo lekseme, dihet boterisht qe ka qene edhe ne Trakisht bur,buris (boris) =shqip burre,nga kuptohet edhe emri i te pareve "bullgare" Boris, paraardhesi i Gjon Vladimirit qe e kemi sjellur burimin qe ishte shqiptar.

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