"Moreover, you scorned our people, and compared the Albanese to sheep, and according to your custom think of us with insults. Nor have you shown yourself to have any knowledge of my race. Our elders were Epirotes, where this Pirro came from, whose force could scarcely support the Romans. This Pirro, who Taranto and many other places of Italy held back with armies. I do not have to speak for the Epiroti. They are very much stronger men than your Tarantini, a species of wet men who are born only to fish. If you want to say that Albania is part of Macedonia I would concede that a lot more of our ancestors were nobles who went as far as India under Alexander the Great and defeated all those peoples with incredible difficulty. From those men come these who you called sheep. But the nature of things is not changed. Why do your men run away in the faces of sheep?"
Letter from Skanderbeg to the Prince of Taranto ▬ Skanderbeg, October 31 1460

Ipotesi, i Baschi, una colonia Cretese?..

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Ipotesi, i Baschi, una colonia Cretese?..

#1

Post by Arban Blandi » Wed Sep 14, 2011 12:21 am

I Baschi, una colonia Cretese?..
(Une cattolique français, ~1950)

Tra i problemi etnici rimasti senza soluzione, il problema basco è certamente uno dei più provocanti. Lo si è rigirato in tutti i sensi; si è visto nei Baschi degli Iberici, degli Atlantidi, degli Indiani d'America, dei naturali della Siberia, persino dei Giapponesi, etc. Queste identificazioni si basavano in genere su delle rassomiglianze linguistiche frammentarie che è possibile rilevare tra la maggior parte degli idiomi, sia per semplice coincidenza, sia a causa di relazioni commerciali, sia in ragione di una comunità di origine ma così lontana che il punto d'attacco dei rami divenuti divergenti sfugge all'osservazione. Se questi accostamenti fossero sempre giudiziosi, il che non è, si potrebbe trarne una forte presunzione in favore dell'unità primitiva del linguaggio umano, che è, d'altronde, non solo conforme all' asserzione di Mosè, ma anche alla pura logica quando non si perde nelle nebbie del poligenismo.

Trattando nella fattispecie del basco, M.Honorat vi vede delle parentele col sumerico, lo yenis, lo slavo, il celtico, il greco, l'arabo, il cimrico, il gallico, il samoiedico, il gaelico, il sanscrito, il brètone, il tuareg, il berbero, il gotha, l'ossète, il curdo, l'armeno, il semita, l'ebraico, il peruviano, l'assiro, il persiano, il turco, il manciù, etc., etc. Il che non significa più niente, giacchè i Baschi non possono venire da tutti questi paesi insieme, e non possono neanche aver preso dei frammenti del loro vocabolario a dei popoli tanto diversi e così lontani gli uni dagli altri nello spazio e nel tempo.

Quel che ci vuole, è poter mostrare la parentela del basco fondamentale (giacché certo nel tempo ha assimilato anche dai suoi vicini più immediati) con quella lingua ben determinata suscettibile di spiegarlo in toto; da ciò, si avrebbe la possibilità di scoprire l'origine etnica di questo popolo enigmatico dei Baschi.

Per quanto ci riguarda, noi siamo stati colpiti dal nome del fiume costiero che bagna nel suo centro il paese basco senza separarlo, giacché se questo corso d'acqua forma il confine tra la Francia e la Spagna, la sua barriera è tutta politica. É così che un francese, felicitandosi recentemente con un Basco francese che sposava una Basca spagnola di portare una nuova cittadina alla Francia, si sentì rispondere: "Io sono Basco e sposo una donna della mia nazione, ecco tutto!". Il detto fiume basco è dunque la Bidassoa. Ora, questo nome si comprende col copto: Bidji Çoo, Naufragium facere Permanere, Fare naufragio Dimorare definitivamente; da qui il senso: "Noi dimoriamo definitivamente dove abbiamo fatto naufragio". Questo dovette essere il nome che, secondo gli usi, il capo di una truppa di emigranti diede al punto in cui arrivò. Egli vi giunse, del resto, un po' suo malgrado, e questo non deve sorprendere, giacchè la Costa dei Baschi è nota per essere selvaggia: anche col tempo calmo, le onde vi si infrangono con violenza; dovettero quindi essere fatali a dei navigatori stranieri.

Gli emigranti avrebbero dunque parlato copto, una lingua che M.Honorat, come d'altronde molti altri altri filologhi, non ha consultato nelle sue ricerche. Vi sono tuttavia delle parole basche antiche che non sono del copto, come Andra (donna), che è visibilmente il femminile del greco Ανδρος (uomo). Ma c'era almeno un paese dove si parlava sia il copto che il greco: Creta.

Quest'isola, dapprima occupata da japetiti achèi, aveva ricevuto, nel ~2170 a.C, la visita di egiziani guidati da Mounikhia, sposa di Ménes, che se n'erano impadroniti senza grandi difficoltà e ne avevano fatto l'Acaia di Mènes.

I nostri emigranti potevano dunque normalmente essere dei Cretesi. I Cretesi erano dei grandi navigatori, e la loro flotta era stata a lungo la padrona del Mediterraneo. Per secoli tuttavia essa non andò al di là, giacchè lo stretto di Gibilterra non si riaprì che nel ~1226 a.C... I primi ad attraversarlo furono i Greci della spedizione degli Argonauti. É dunque solo dopo un certo tempo che dei Cretesi, all'insaputa dei Greci, poterono penetrare nell'Oceano Atlantico.

Questo dettaglio ci permette di datare approssimativamente l'origine della nazione basca, cosa che non hanno potuto fare fin qui gli storici, privi di monumenti scritti; giacchè i Baschi non ci hanno lasciato archivi antichi; i loro più antichi documenti sono posteriori di molti secoli a Gesù Cristo; essi parlavano la loro lingua ma non la scrivevano, senza dubbio perché gli emigranti non avevano portato con sè gli scribi. Si sarebbe, del resto, cercato invano un loro alfabeto, poiché i Cretesi scrivevano per geroglifici, cioè per parole, anche in scrittura corsiva, e non per lettere; se il basco si scrive adesso con lettere, è perché si è adattata, e non senza difficoltà, la loro lingua al nostro alfabeto.

In più, i Baschi hanno molti tratti di rassomiglianza con i Cretesi: essi fanno pensare al 're dei gigli' cretese. Ne hanno l'agilità, il costume elegante, semplice e corretto, l'abilità ai giochi di lancio; sono appassionati per le corse di tori che si vedono figurati anche su certi sigilli cretesi; audacia in mare e spirito di commercio sono loro comuni; in breve, il tipo basco è mediterraneo.

Da notare che, secondo la rivista "Monde et vie" del febbraio 1968, pag. 31, "su tutte le facciate basche la svastica affianca gli emblemi del mestiere". Ora, la svastica è l'oggetto di un sigillo reale cretese.

In quale preciso momento i Baschi sarebbero dunque venuti da Creta al fondo del golfo di Guascogna? Ci risponderà la storia di Creta.

Creta era da lungo tempo vassalla dell'Egitto, ma di un vassallaggio molto particolare, giacchè il re di Creta era l'ammiraglio in capo delle flotte egiziana e cretese riunite; era dunque di fatto il signore del mare. Nel ~1235 a.C. egli aveva, in questa sua veste, inflitto una severa disfatta alla flotta dei Greci confederati ed aveva imposto loro l'obbligo di consegnare annualmente a Creta sette ragazzi e sette ragazze per esservi sacrificati. Ma nel ~1229 il figlio di Egéo, Teseo, si sacrificò per la salvezza dei Greci; venne in Creta e, con la complicità di Arianna, figlia del re Minosse, lo uccise e mise fine alla seconda dinastia cretese. Il primo re della terza dinastia non ebbe fortuna poichè nel ~1226 si produsse il maremoto, correlativo all'esodo degli Ebrei, che provocò l'invasione dei Popoli del mare in Creta come in Egitto. Quando, tredici anni più tardi, i faraoni e il loro vassallo cretese ripresero possesso dei loro rispettivi paesi, tutto era da rifare. É a questo compito essenziale che il primo re della terza dinastia e suo figlio Deucalione, associato al padre, si dedicarono subito. Ma, nel 1192, i Greci cominciarono ad assediare Troia, e obbligarono Idomenéo, figlio di Deucalione, che era succeduto a suo padre, re dal 1211 al 1196, a seguirli.

La sovranità dell'isola era dunque passata nel frattempo dall'Egitto alla Grecia, il che costituiva un cambiamento politico profondo che aveva potuto prodursi solo col favore di una vittoria greca sulla flotta egitto-cretese.

Ora, dopo le devastazioni dei Popoli del mare, Creta era stata provata da una grave carestia che aveva paralizzato la ricostruzione della sua flotta; i Greci avevano approfittato di questa situazione per attaccare la marina cretese e questa, ostacolata per di più dai venti, era stata vinta verso il 1196, il che aveva messo fine al regno e alla vita di Deucalione. É ciò che lasciano intendere i due sigilli di quest'ultimo: «Le onde hanno disarmato, scosso, respinto, disperso le navi; i flutti hanno tormentato le vele delle navi che sono partite all'estremità. La nazione un tempo superiore è sottomessa al giogo; le rovine sono accumulate; la distruzione delle navi ha fatto sì che gli Ionici siano i capi».

É verosimilmente allora che dei marinai cretesi, dispersi ma sfuggiti alla distruzione, avrebbero imbarcato in fretta ciò che potevano delle loro famiglie e dei loro affari e sarebbero fuggiti dalla parte opposta alla Grecia per conservare la loro libertà. Così si spiegherebbe lo spirito d'indipendenza indomabile che hanno sempre manifestato i Baschi e la loro reputazione di marinai audaci.

Il mare era da sempre il loro elemento, ed è notevole che si siano estesi di più sulle coste della Spagna e della Francia che nell'interno; essi non si sono mischiati agli Spagnoli, hanno conservato i loro costumi, la loro lingua, ed è stato un errore il volerne fare degli Ibèri, i quali si sono sparsi in tutta la Spagna e la Francia meridionale.

Quando, senza dubbio colti da una tempesta d'equinozio, gli emigranti furono gettati sulla costa all' imboccatura del Bidassoa, riconobbero certamente subito, col loro occhio esperto, i vantaggi che offriva la posizione; perciò vi rimasero.

In effetti, non solo il fiume sbocca in una larga baia tra il capo Figuier e la punta S. Anna, ma, inoltre, che la punta dov'è Hendaye-Plage protegge una specie di retroporto contro le violenze del mare. Inoltre, il che non guasta affatto, la vista, sia da Hendaye che da Fontarabie, spazia su un vasto circolo di bellissime montagne.

Tutto ciò è coerente e porta già verso la convinzione; il dubbio non sarebbe più permesso se si potesse riconoscere che tutto il basco fondamentale si interpreta col copto e il greco.

Non possiamo pensare di passare qui in rassegna tutto il dizionario basco, ma M.Honorat ci viene in aiuto consegnandoci una serie di 830 parole basche allineate senza ordine nè metodo; per lui "un bel disordine" non è "un effetto dell'arte" ed è una garanzia che, adottandolo così com'è, noi non ci lasceremo guidare da nessuna idea preconcetta, come si potebbe essere tentati di rimproverarci se avessimo operato una selezione in un dizionario. Tuttavia, siccome l'analisi di 830 parole sarebbe fastidiosa per il lettore, ne studieremo solo le prime cento senza tralasciarne alcuna. Un'esperienza così estesa potrà essere considerata come concludente e generalizzata per estrapolazione e senza tracotanza a tutto il basco fondamentale.
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Crediamo di averne detto abbastanza per dimostrare il buon fondamento della nostra tesi, e siamo convinti che ogni approfondimento razionale delle ricerche in questo campo non potrà che confermarla.
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[..È curioso constatare che questo oggetto cretese [nacchere], si ritrovi nel paese basco come pure il berretto e le corse dei tori, ugualmente cretesi. I Baschi sono, d’altronde, eleganti e slanciati come i Cretesi. Le nacchere sono costituite da due gusci uniti da un cordone e che si fanno risuonare.]
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Re: Ipotesi, i Baschi, una colonia Cretese?..

#2

Post by Orakulli » Sun Jan 15, 2012 8:34 am

Po nuk e ke lexuar fjalorin Arban?
"Cerisuria eshte *shurra, duhet te vije nga greqishtja e ketij trapi qe e ka shkruajt, qe ne cdo fjale qe gjenin mundohen ta fusnin me zorr tek vrima e vetme qe dinin, Greqishten, edhe pse nuk e nxinte. pse kane zfut dy fjale te shqipes bashke , kjo nuk kuptohet. "Ke ri shuria", "qe ri shura", "zë shura".
Po *ama ? eshte e ngjashme me *mater? Nuk ka ndryshu me shqipen e sotme.
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