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Notizie -(varie Medie)

Posted: Fri Aug 24, 2012 4:06 pm
by Mallakastrioti
Ndoshta jane duke hapur syte edhe fqinjet tane pertej detit (Itali), me çfare njerezish kane te bejne kur shkojne ne "Djepin e Pseudo-Demokracise"!

http://www.quotidianodipuglia.it/articolo.php?id=214899

Maritati, che disavventura
Fermato per errore in Grecia
«Immigrazione clandestina»
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Maritati al telefono una volta arrivato a Corfù
di Francesco G. GIOFFREDI

LECCE - Travolto da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto. «Ottusi, oltraggiosi e provocatori. Sono davvero amareggiato. Amo la Grecia, ci vengo da 40 anni, ma quello che è successo mi ha scosso davvero, anche se alla fine ho ricevuto anche le scuse». In Italia sono le 21,30, in Grecia il fuso orario è 60 minuti oltre quando il senatore pd Alberto Maritati risponde al telefono.
La giornata è stata, spiega, uno sfibrante impasto di equivoci sul filo delle acque di confine e dell’intrigo internazionale. Tra inavvertiti sconfinamenti, bandiere di cortesia issate e non gradite, timbri apposti sui documenti di riconoscimento, e persino l’ombra - rivelatasi grossolanamente fasulla - dell’immigrazione clandestina. Un incubo. Il tutto condito dal rapporto, storicamente al vetriolo, tra Grecia e Albania. Per sbrogliare la matassa improvvisamente annodatasi in modo inestricabile, c’è voluta l’intercessione dell’ambasciata italiana. «Eppure, avevamo deciso soltanto di fare una gita domenicale», digrigna i denti al telefono Maritati.

Il senatore Pd è di casa in terra ellenica. La famiglia ha una villetta sull’isola di Erikoussa, uno spicchio di paradiso che galleggia a circa dieci miglia a nord-ovest di Corfù e a 14 dalla costa albanese. Lì Maritati ha ospitato anche, pare proprio nei giorni scorsi, Massimo D’Alema. E da lì ieri la comitiva del senatore ha deciso di salpare per una sortita in alto mare: undici persone in tutto a bordo di un gommone di 12 metri battente bandiera italiana. «Con noi c’erano anche una famiglia di albanesi, genitori e due figli, che vive regolarmente da 20 anni a Erikoussa, e altre due donne albanesi: l’una con cittadinanza italiana e l’altra laureanda all’Università del Salento». La rotta descritta dal gommone è sulla direttrice che porta a Saranda e Porto Palermo, in Albania, sulla lingua di costa dirimpettaia di Corfù. «Lì le acque di confine - racconta Maritati - sono di appena un miglio, in alcuni punti anche meno».

Facile sconfinare. E infatti: «Inavvertitamente siamo finiti in acque albanesi». E a quel punto s’è avvicinata una vedetta del Paese dell’Aquila bifronte: «Un poliziotto ci ha chiesto come mai non avessimo issato la bandiera albanese». Consuetudine vuole, ma non obbliga, che sia esposto - oltre alla bandiera “madre” - il vessilo di cortesia del Paese nelle cui acque si naviga. «Ci siamo scusati, ma poi ci hanno chiesto di mostrare i nostri documenti. Erano tutti in regola, naturalmente. Loro ci hanno consegnato una bandiera e hanno apposto un timbro. Ma da quel momento è iniziata la nostra disgrazia». Con la bandiera albanese di cortesia in vista, il gommone inverte la rotta e si dirige verso Erikoussa. Ma una volta in acque greche, scatta un nuovo controllo. Stavolta da parte della guardia costiera ellenica: «Ci hanno chiesto perché avessimo la bandiera albanese, abbiamo risposto che siamo un gommone italiano, loro hanno replicato che lì è territorio greco».

L’atmosfera è già vibrante, e precipita del tutto: «Ci hanno chiesto i documenti, e da quel momento in poi hanno iniziato a trattarci malissimo spiegandoci che dovevamo seguirli a Corfù. Uno di loro ha anche simulato il gesto dell’ammanettamento. Sembrava quasi avessero a che fare con un Paese nemico». Il sospetto è essenzialmente uno: immigrazione clandestina. Non proprio carezze, considerato il recente giro di vite della legislazione ellenica e il dedalo di visto e nulla osta richiesti. Forse qualche cortocircuito di timbri e incomprensioni burocratiche c’è stato, forse no, ma ormai era troppo tardi per chiarire con pacatezza. Una volta a Corfù, Maritati non ci sta, è furente e mette in moto la macchina diplomatica: interviene il locale console italiano, si mobilita l’ambasciatore («ringrazio l’efficienza dei funzionari italiani»), il caso rientra. Ma l’amaro in bocca resta: «Non capisco tanta ottusità e tutto questo stato di emergenza da parte dei greci nei confronti degli albanesi. In 40 anni non ho mai visto una cosa del genere. E ci hanno pure costretti a rientrare da Corfù sulla nostra isoletta col buio, tra tanti rischi». Un’odissea. Poteva andare molto peggio, in fondo. E poteva germogliare dal nulla un intrigo internazionale.
Lunedì 20 Agosto 2012 - 12:24 Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Agosto - 13:34